Aviv Geffen Intervista Milano 17/02/2011

Aviv Geffen exclusive interview and video - Milan, 17 Feb 2011
by porcupinetree.it / blackfield-epidemic.it

(Evaristo Salvi, Stefania Embla Claymore, Domizia Parri)                


Video Parte 1

Intervista Parte 1

- Ci aspettavamo che il nuovo album si intitolasse Blackfield III, come mai avete interrotto la tradizione con "Welcome to my DNA"?

Aviv: Esattamente perché tu facessi questa domanda! Perché abbiamo pensato che questo fosse più come un album di canzoni. E in un certo senso lo è diventato in studio, progressivamente. Si è evoluto in una specie di concept. L'inspirazione su questo album è venuta da "Dark Side" dei Pink Floyd. Eravamo davvero immersi nell'aspetto melodico, è un album dolce. Così abbiamo pensato che "Welcome to my DNA" sia un titolo intonato all'album.

- Questo è il vostro terzo album. Vi aspettavate di arrivare fin qui con i Blackfield? E come si è evoluto il vostro stile musicalmente parlando?

Aviv: Onestamente il primo album è iniziato come un side-project, una cosa marginale. Ma poi è cresciuto così in fretta, e ogni anno ci sono sempre più fan, ora ancora di più. In ogni intervista che rilascio relativa alla mia carriera solista, mi chiedono del futuro album dei Blackfield, e lo stesso succede a Steven. Quindi abbiamo avuto la percezione che ora è una band vera e propria, non un side project, è una band reale. E Steven si è preso un anno di pausa dai Porcupine Tree solo per fare Blackfield, e così io. E stiamo per andare in tour, il tour più lungo che abbiamo mai fatto come Blackfield, che ci porterà in Europa, Canada, Stati Uniti, Messico, quindi ci siamo davvero impegnati con questo progetto.

- E riguardo al sound, vi sembra che stia evolvendo, cambiando?

Aviv: Sì, io penso che stavolta ho portato in studio con me, era la mia idea di portare 42 suonatori di archi e anche di flicorni, perché penso che i Blackfield si meritino questo genere di suono epico, e amo gli archi veri.

- Dunque sono reali, non sono suoni da sintetizzatore.

Aviv: Sì. Ci siamo divisi il lavoro compositivo sull'album, Steven era il responsabile di batteria, chitarra e parte dei bassi, e io della parte orchestrale, del piano e simili. Io sono quello smielato e lui quello duro, metal (ride).

- Stavolta avete lavorato insieme fisicamente?

Aviv: Infatti, abbiamo evitato di mandarci email con idee, scambiarci mp3, non ci piace lavorare così, non è arte.

- Quindi che sensazione avete avuto, questo fatto ha influenzato il sound dell'album?

Aviv: Eravamo sempre in studio insieme, abbiamo scritto molti brani ma poi ne abbiamo selezionati undici, e sentiamo che è il nostro album migliore finora.

- Dove avete lavorato?

Aviv: A Londra. Per la maggior parte.

- Com'è stato lavorare con Steven, in persona?

Aviv: Io sono il sognatore nella band, e me ne esco con i brani che ho composto, mentre Steven è molto concreto, lavora seriamente, si prende il tempo necessario, e questo è grandioso. Io sono stato in studi molto famosi in tutto il mondo, ma nessun plug-in, nessun effetto può sostituire il cervello di Steven. Lui sente i suoni in un modo diverso, il che influenza molto il sound dei Blackfield e lo rende così speciale.

- Così siete complementari?

Aviv: Sì, e la combinazione delle nostre voci, io per esempio non ho un accento britannico, quindi la combinazione dei nostri accenti e dei nosti timbri è ottima, e in quest'album abbiamo persino cantato tutto insieme, è grande.

- Dal vivo c'è il bassista, Seffy Efrati, che canta i cori, ma in studio?

Aviv: In studio, io e Steven siamo davvero bravi a farci i cori a vicenda. Facciamo l'arrangiamento delle tracce vocali, a volte abbiamo fino a sessanta canali per i cori, lo puoi sentire nel brano The Glass House, lì ce ne sono milioni.

- Sul tuo precedente album solista in inglese, anche lì hai inserito gli archi e i corni, vero?

Aviv: Oh sì.

- Quindi hai preso qualcosa da quell'esperienza che hai poi introdotto nei Blackfield?

Aviv: Certamente. Trevor Horn, il produttore del mio album solo, per me è stato come una vera scuola, lavorare accanto a un tale genio. Questo è successo perché Steven ha avuto un grande anno con i Porcupine Tree, E io con la mia carriera solista, e con il mio tour, ho suonato con gli U2 e i Placebo...quindi stavolta io e Steven siamo entrati in studio con una posizione davvero forte, sentendoci molto forti. Abbiamo lasciato a casa il nostro ego, e abbiamo messo nell'album il meglio che potevamo dare.

- Sia tu che Steven come compositori siete amanti di temi come la malinconia, la tristezza..

Aviv: Vero.

- A te interessa il alto oscuro dell'amino umano. Steven ha detto nel proprio documentario (Insurgentes) che è ciò che rende una canzone universale: perché se una canzone è allegra, è banale, ma se parla di tristezza, chiunque può comprenderla. Sei d'accordo?

Aviv: No. Abbiamo intitolato l'album "DNA" perché credo che io e Steven abbiamo lo stesso DNA in fin dei conti: di base, siamo due uomini tristi. In effetti, noi siamo un po' anomali, non siamo mai stati i leader della nostra classe, mai! Ma a modo nostro abbiamo sollevato la bandiera della debolezza, e l'abbiamo sventolata come vincitori, con i Blackfield. E ci sono tanti fan come noi, che vedono il mondo nello stesso modo.

- Tu hai sempre voluto, fin dai tuoi album solisti, difendere i deboli, la gente sensibile, le donne, i gay...

Aviv: Yeah!

- Quindi si tratta di una specie di affermazione di orgoglio dei deboli.

Aviv: Esattamente, e lo porto avanti con i Blackfield.

- Tu affermeresti che è la nostra società che fa sentire tutti noi in dovere di essere forti, gioiosi? Questo in tutto il mondo occidentale o solo nella tua patria, Israele, che è molto "macho" come società?

Aviv: No, avviene in tutto il mondo, naturalmente. Penso che per questo i Blackfield attraggono tanti fans, perché alla gente piace la nostra musica e testi, si riconoscono nell'idea che c'è dietro. Non è solo la bella musica. C'è un messaggio in essa, è ciò è un bene.

- Quindi noi fans e voi condividiamo lo stesso DNA?

Aviv: Infatti. E io credo che io e Steven del resto abbiamo tanto in comune. Sia io che lui torniamo sempre ad ascoltarci la stessa grande musica di certi gruppi: King Crimson, Pink Floyd, E.L.O...mentre per esempio il mio vicino, i miei aici, loro si comprano il nuovo album di 50cent, che a me non piace per niente, e sono contenti così. Questo significa qualcosa, dice qualcosa su come siamo fatti io e Steven.

- La title track sarà anche il singolo?

Aviv: No. Hanno scelto due singoli, in UK sarà Waving e Oxygen in Europa.

- Come mai questa differenza?

Aviv: Non lo so.

- E l'America? Hai detto solo di Europa e UK.

Aviv: Si invertirà l'ordine di uscita. In UK, Waving esce per primo e poi Oxygen. Escono tutti e due come singoli, ma in ordine diverso.

- Tra i brani dei Blackfield ci sono molti remake delle tue canzoni ebraiche, come Cloudy Now e Zigota.

Aviv: Sì, su questo album abbiamo scelto solo un brano dal mio precedente catalogo. Steven pensa che Zigota sia una delle mie canzoni migliori. Mi ha davvero aiutato a farne un brano dei Blackfield. Zigota parla di come siamo tutti come dei piccoli eventi casuali di stelle.

- I brani cambiano molto dalla loro versione originale quando diventano dei Blackfield? Ovviamente li traduci, ma...

Aviv: No. Si tratta sempre di me, e il mio materiale "cupo" si adatta benissimo a Steven.

- Quindi è un processo naturale.

Aviv: Sì. Poi penso che con DNA ho riportato Steven ai suoi vecchi tempi, di Stupid Dream, e Signify, più impostato sulle canzoni e mano sulla tecnica. Non mi interessa molto il tapping o cose del genere, è troppo anni '80. Io credo nelle canzoni.

- Parlando di canzoni, ci ha molto colpito la seconda dell'album, Go To Hell. C'è questo potente passaggio orchestrale verso la fine, che cresce e diventa immenso, mentre i testi sono così elementari.

Aviv: Sì, infatti.

- E anche così aggressivi. A cosa si riferiscono?

Aviv: Beh, io ho un figlio, che si chiama Dylan. Ha tre anni. Io gli sto dando tutto come padre, me lo porto in tour con i Blackfield adesso, verrà sul tour bus con me. Ci sto mettendo tutto me stesso. In un certo senso, questo mi ha portato a fare un paragone con la mia infanzia. La mia famiglia è molto stile hippie, e quando ero piccolo, i miei pensavano a sé stessi, a cose come droghe, feste, bere...e mi davano davvero pochissima della loro attenzione, pochissimo tempo. Quindi in studio con Steven ho detto, devo proprio cantare questa cosa "Go to hell, ovvero andate al diavolo). E' stata una cosa impulsiva.

- Perciò è rivolta alla tua famiglia?

Aviv: Sì, è un po' come una terapia psicologica.

- Piuttosto brutale.

Aviv: Sì, ma è qualcosa mi viene da dentro, capisci. Ora abbiamo un bel rapporto, io e la mia famiglia, ma a volte devi buttar fuori questi sentimenti, è come vomitare una cosa che ti pesa.

- C'è un vero contrasto tra la musica, così melodica e bella, e i testi, così violenti.

Aviv: Infatti, mi piaceva l'idea che fosse così.


Video Parte 2

Intervista Parte 2

- Anche il brano "Blood" ha un testo molto minimale, accompagnato da una musica molto interessante, nella quale possiamo persino cogliere delle influenze mediorientali...

Aviv: Sì, parla della mia regione, del circolo vizioso macchiato di sangue nel quale siamo bloccati, in particolare nella mia città. Io e Steven abbiamo pensato che fosse il momento giusto per affrontare un tema politico. "Ecco di nuovo il sangue, altre guerre, altro sangue, altro terrore". Steven ha registrato le parti di chitarra più metal nello studio, ed io gli ho detto che dovevano avere qualche musicista arabo, per dare quel tipo di mood al brano, aggiungendo anche qualche chitarrista iraniano. Così abbiamo fuso i diversi strumenti e il risultato mi piace moltissimo, sembra il suono di una guerra, ti mette ansia, ed è un tipo di feeling che è piaciuto ad entrambi.

- Alcune persone hanno notato delle influenze 'classiche' su questo album, riferimenti ai Genesis o ai Pink Floyd, e tu stesso poco fa hai detto che volevi riportare Steven al suo primo periodo con i Porcupine Tree. Come mai invece non hai optato per delle influenze provenienti dal tuo Paese, come appunto su "Blood"?

Aviv: Onestamente, sarebbero un po' pacchiane! Andava bene utilizzarle su quel brano, si adattavano bene e si tratta di un ottimo lavoro a sè stante. Ma io sono cresciuto come un occidentale, con le sonorità degli anni '60 e '70 della West Coast e non mi piace la musica locale.

- Dunque è stato più naturale orientarti sulle sonorità prog anni '70...

Aviv: Certo, dopotutto i Blackfield sono la somma dei gusti musicali miei e di Steven, essenzialmente si tratta di power ballad con orchestrazioni.

- Tuo figlio prende il nome da Bob Dylan?

Aviv: Sì esatto! A mia moglie piace dire che lo abbiamo chiamato così per Dylan Thomas, perchè fa più intellettuale, ma io dico sempre la verità, si tratta di Bob Dylan, cazzo! È il mio idolo. Lo adoro!

- Ho anche letto da qualche parte che ti piace Leonard Cohen?

Aviv: Sì, mi piace molto, anche lui è un grandissimo poeta, un genio.

- Pensate di aver ormai trovato il sound Blackfield e di continuare su questa linea?

Aviv: Ci sono voluti due album per trovare il sound giusto, ma ora Steven ed io crediamo che questo sia il sound definitivo per i Blackfield.

- Riguardo l'aspetto compositivo, Steven era già abituato a condividere la leadership nei No-Man, ma tu hai sempre scritto da solo...

Aviv: Sì, ho scritto la maggior parte dei pezzi presenti sui dischi dei Blackfield, ma il gruppo è frutto della collaborazione tra me e Steven; ci viene naturale perchè siamo grandi amici. Non ci assegnamo dei compiti specifici, non è come andare a lavoro, dove ognuno deve svolgere la sua attività. Si tratta di una forma d'arte, abbiamo entrambi costruito una solida carriera individuale che ci permette di ignorare le richieste commerciali da parte del music business. Abbiamo la completa libertà di esprimere la nostra arte ed è questo il motivo per cui i Blackfield hanno avuto tanto successo, anche dal punto di vista commerciale; la gente ci ha capiti e non abbiamo bisogno di... imboccarli!

- Qualcuno potrebbe chiedersi come fanno due personalità tanto forti a coesistere allo stesso livello, senza conflitti...

Aviv: Funziona benissimo e ci divertiamo molto anche fuori dallo studio! Per me questo disco è la realizzazione di un sogno, perchè volvevo veramente far tornare Steven al suo periodo "Signify"; insieme a "Stupid Dream" e "In Absentia" è il mio disco preferito dei Porcupine Tree. Penso che i fans dei PT ameranno "DNA" perchè mostra veramente l'anima di Steven, nel profond. Almeno io la penso così.

- Pensi che i Blackfield abbiano finalmente trovato i propri fan, a prescindere da coloro che vi seguono solo perchè già conoscono te e Steven?

Aviv: Steven ed io abbiamo assistito alla crescita naturale dei Blackfield, durante questi anni di attività. Adesso abbiamo anche degli Emo tra il pubblico, oltre ai nostri rispettivi fan. Lavoriamo entrambi duramente per questo gruppo, anche quando io ho aperto per gli U2 o i Placebo, come solista, ho dato una mano ai Blackfield, perchè almeno parte di quel pubblico poi farà in modo di venirci a vedere da qualche parte in Europa. Sentiamo veramente di poter spiccare il volo questa volta.

- Quindi anche se entrambi avete delle carriere personali così impegnative, possiamo considerare i Blackfield una band a tutti gli effetti?

Aviv: Assolutamente, Steven ha messo su tanti altri progetti nel corso della sua carriera, ma non si è mai dedicato così tanto ad uno solo di essi. Ha persino vissuto sul tour bus con noi! Forse è stato piuttosto difficile per lui mettere da parte tutto il resto per un anno intero, concentrandosi solo sui Blackfield, ma lo ha fatto, e questo significa molto, entrambi crediamo molto in questa band, in un certo senso è il nostro bambino!

- Quali gruppi vi faranno da supporto durante questo tour?

Aviv: Ci stiamo ancora pensando, stiamo valutando... Forse sarà Mike Portnoy! No, sto scherzando!

- Ci sarà la stessa formazione sul palco?

Aviv: Sì certo, ma adesso i concerti saranno più lunghi, abbiamo tre album da cui attingere e questo è un bene. cambieremo un po' la scaletta, anche se non sarebbe una cattiva idea suonare per intero ogni album, in alcune date!

- State per affrontare un lungo tour, anche negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, oltre ad alcuni festival estivi. Quali sono le vostre aspettative?

Aviv: Abbiamo molti fan in Messico e in Canada che non ci hanno mai visti dal vivo, e lo stesso vale per alcune aree degli Stati Uniti, dove ci hanno visti solo su DVD. Abbiamo pensato che fosse ora di espandere i nostri orizzonti.

- Avete anche preparato un VIP package per i fans...

Aviv: Sì, mi piace quel genere di cose... Penso di aver cambiato Steven durante questi anni, è diventato più sexy, più carismatico! Quando abbiamo iniziato a suonare insieme teneva sempre la testa bassa, mentre adesso la alza e guarda il pubblico! Penso che questo cambiamento sia opera mia!

- Hai fatto un buon lavoro!

Aviv: Grazie, lo penso anche io!

- Farete anche qualche data in Israele?

Aviv: Faremo un concerto a Tel Aviv, ma dobbiamo pianificare le date, perchè la Grecia e Israele sono piuttosto vicini e vorremmo suonare in entrambi i Paesi nello stesso periodo.

- Parliamo della copertina del disco, curata da Carl Glover. Abbiamo letto in rete che era destinata ai Marillion, ma loro l'hanno scartata e quindi l'avete presa voi...

Aviv: Non lo sapevo! Credo sia solo una diceria...

- A quanto pare Carl stesso l'ha scritto su un fan forum...

Aviv: Non me lo ha mai detto... allora dovremo cambiare la copertina! -ride- Abbiamo avuto un sacco di proposte tra le quali scegliere, per questa cover, ma l'immagine di quel ragazzo, tra le nuvole, che guarda attraverso un vetro... ci ha commossi e si adatta perfettamente al disco, ai brani. Non si capisce se il ragazzo sia morto o stia sognando, se quella è la sua anima... è molto spirituale. È un'immagine fantastica e Steven ed io l'abbiamo scelta in un secondo.

- Peggio per i Marillion!

Aviv: Sono un grande fan dei Marillion, ma non sapevo assolutamente nulla di questa storia!

- Farete dei video per i prossimi singoli?

Aviv: Sì, al momento stiamo lavorando sul video per "Waving", che sarà una specie di animazione, molto bella. E poi naturalmente ne faremo uno per "oxygen", forse un video dal vivo, ripreso durante il tour. Siamo entrambi coinvolti nell'intero processo creativo. Pubblicheremo le date di uscita sul nostro sito!

- Ottimo, grazie mille Aviv!

Aviv: Grazie a voi!


Links

Preorder The new Album @ KScope / Burningshed

Wisit the official Website @ Blackfield.org


Questa intervista, le foto ed il video ad Aviv Geffen realizzati il 17 Febbraio 2010 a Milano, sono stati elaborati dallo staff di PorcupineTree.it ed è materiale esclusivo per questo sito ed Epidemic ( Blackfield Italian Fansite ) con tutti i diritti riservati. La traduzione, interpretazione e trascrzione in italiano ed inglese, sono a cura di Stefania Renzetti e Domizia Parri. Si ringrazia A Buzz Supreme ed Aviv Geffen.


Graphic elements are from CSS Zen Garden theme by Pierre Antoine Viallon (Creative Commons license), Lasse Hoile and Porcupine Tree.