Steven Wilson on Audience Taping

Bill Kopp, intervista Steven Wilson sulle registrazioni dei live da parte del pubblico.

Non che questo scrittore ammetterebbe mai di essere un collezionista di live non ufficiali o registrazioni mai uscite in studio, tuttavia, l'etica e le controversie che circondano la pratica di registrare i concerti sono un soggetto interessante. Ho parlato recentemente con SW riguardo alla politica della sua band, i PT, riguardo a ciò. Abbiamo anche discusso la tipologia dei fan dei PT, in costante evoluzione. 

Bill Kopp: Una volta c'era un gruppo di fans molto attivi nello scambio di registrazioni degli show dei PT. Sembrava che tu avessi un atteggiamento indulgente a riguardo, ma un paio di anni fa tutto questo è cambiato: i maggiori siti di torrent non hanno più tra i nomi elencati i PT, e suppongo che questo sia stata una richiesta della band; inoltre al pubblico live viene detto molto chiaramente che non è permesso registrare. Cosa ha portato a questo cambiamento? So che Robert Fripp ha assunto una posizione per così dire militante sulla questione; questo ti ha influenzato?

Steven Wilson: Questa è una questione molto complessa, e lo è per una ragione semplice: persino all'interno della band, non c'è l'umanimita e riguardo. Io personalmente non ci faccio caso. Sono un fan anche io, e capisco il fascino delle registrazioni live. E capisco e accetto che chiunque scambi registrazioni live sia il tipo di persona che desidera possedere comunque tutte le uscite ufficiali di album registrati in studio. Dunque non è che ci stia derubando delle nostre royalties. E riguardo agli altri della band che obiettano a questo stato di cose, il loro obiettare penso che sia rivolto soprattutto al presumere da parte di altri di poter disporre e commerciare sulla nostra proprietà intellettuale di musicisti. Quando compri il biglietto di un concerto, non stai acquistando i diritti per registrare e poi scambiare il concerto stesso. E penso che a un certo punto ci sia stata più o meno l'idea da parte di certe persone che invece fosse proprio così. E' stato questo che ha dato fastidio alla band. Non che la gente lo faccia; in effetti, se la gente non fosse stata così esagerata a riguardo (imita una voce da hooligan): "Stiamo facendo un favore alla band, sai!" io penso che noi avremmo anche fatto finta di niente. Ma alcuni si sono incaponiti: "Le altre band non ci fanno caso, perché cavolo i PT dovrebbero fare tanto i preziosi?" Questo genere di discorsi ci ha fatto davvero innervosire. A quel punto abbiamo reagito dicendo: "Bene, se la mettete così allora potete farci una croce sopra". (ridacchia). Però devo dire che io personalmente non ci faccio caso. Mi secca sì, se vedo qualcuno che mi piazza un microfono sotto il naso, nella prima fila, allora lo faccio sequestrare dalla security (ride). Perché è davvero troppo. Ma non mi spiace se la gente registra con discrezione, nelle file dietro, e so che è per il loro uso personale, da super-fan.  Comunque ci sono persone nel gruppo che non la vedono così, pensano invece che non dovremmo permettere nulla del genere. Quindi in una situazione simile, ovviamente ci adeguiamo. Potrei parlarne per una giornata intera, perché è complicato. Ma questo ti dà l'idea della nostra situazione, penso. 

Bill Kopp: Quando ti ho intervistato la prima volta nel 2007, è stato in persona qui ad Asheville prima che tu suonassi all'Orange Peel. Il pubblico era numeroso e affezionato. Per tante ottime ragioni, la fama della band è cresciuta da allora, e nel 2010 ad Asheville avete suonato in un posto più grande, il Thomas Wolfe Auditorium. Il pubblico è cambiato negli ultimi anni, e se sì, come?

Steven Wilson: E' certamente molto più giovane, ora. Non del tutto, certo, ma la percentuale di giovani è salita. Il che è grandioso. E anche quella di donne. Sai, lo dico perché ovviamente mi rendevo conto che all'inizio della nostra carriera il pubblico era per la gran parte composto da uomini sui venti-trenta-primi quarant'anni. Non teenagers, e nessuna ragazza. Questo è cambiato, e penso che sia un segno che la nostra musica ha avuto un certo impatto nel mainstream. Naturalmente non siamo per niente una band maistream, ma raggiungiamo un mercato, un'utenza che è meno specificamente basata su un genere di nicchia.  All'inizio i nostri fan erano quelli che amavano la musica psichedelica, progressive, space-rock, et cetera. Ora, penso che invece il nostro pubblico includa un sacco di gente a cui piace semplicemente il rock. Vediamo gente con la maglietta dei Radiohead, dei Nine Inch Nails, o dei Muse. Invece ne vediamo meno con la maglietta, che so, dei Pink Floyd e degli Hawkwind. E io lo considero una piccola vottoria. Perché non ho mai voluto che i PT fossero una band chiusa nel loro genere musicale; anzi mi dava fastidio quando ci definivano sbrigativamente prog-rock o cose del genere. Perchè secondo me ci sono molte cose nel nostro sound che trascendono le classificazioni di genere. Almeno spero.  Se scriveranno qualcosa sulla mia tomba, e spero che manchi molto tempo, spero che la gente dirà "C'era qualcosa nella sua musica, nella loro musica, che era veramente unico". Ed è dura al giorno d'oggi, trovare qualcosa che lo sia. Perché tanto è già stato fatto nella musica rock, in così breve tempo. Quando la gente dice che un'altra musica suona come i PT, per me è il miglior complimento. Anche se lo dicono in senso non buono! Il fatto che il pubblico sia più vasto, che non sia più solo il tipico pubblico di un genere solo, è anch'esso un complimento, ne sono felice.


Intervista by Bill Kopp traduzione by Domizia Parri

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