INTERVIEWS FOR DPRP BY MARTIEN KOOLEN AND BART JAN VAN DER VORST


L'anno scorso i Porcupine Tree hanno lanciato il loro disco Fear of a Blank Planet molto apprezzato dalla critica, hanno girato il mondo due volte col loro tour, hanno mandato alle stampe l'ep Nil Recurring, e finalmente sono stati riconosciuti dalla critica, dalla stampa del Mainstream e hanno concluso con una nomination ai Grammy Award.
Non c'è dubbio che il 2007 sia stato l'anno dei Porcupine Tree, e il 2008 si prospetta come un anno pieno di sorprese da parte di Steven Wilson e soci, con un album live, un nuovo disco dei no man, e per finire una doppia raccolta dei lavori di Steven Wilson in proprio.
La DPRP si è seduta intorno a un tavolo con tutti i membri della band e ha parlato del passato, del presente e del futuro.


"Fear Of A Dull Band "

(traducibile come "paura di una band stupida")

DPRP: negli ultimi tempi il vostro suono si è indurito parecchio

RICHARD BARBIERI: già, lo dicono tutti

COLIN EDWIN: è più o meno una continuazione del passato, credo

STEVEN WILSON: non credo sia così pesante. vi sembra più pesante di deadwing?

GAVIN HARRISON: bhè, il suono si è fatto più pesante da In Absentia, ma non così tanto
STEVEN: credo che FoaBP dia l'impressione di essere un album "heavy" perché inizia con una canzone lunga e distorta, e poi c'è Anesthetize che ha questa sezione lunga e distorta... ma non saprei, dovresti analizzarlo. My Ashes è una canzone molto dolce, così come l'ultima parte di Anesthetize.. credo che tutti i nostri album abbiano delle sfumature di luci ed ombre. e forse scriviamo pezzi di canzoni più pesanti qua e là, ma credo che in generale...
la gente chiede spesso "Perché fai questo, perché fai quello", ma la creazione spesso non è così consapevole (self conscious). La questione è più che altro lasciare che la musica fluisca, qualsiasi cosa si crei naturalmente. il suono si è sicuramente indurito da un paio di album a questa parte, ma questo è perché adesso ascolto più musica metal e (questi elementi metal) affiorano in riff e cose simili. e credo che ciò continui perché Gavin è un batterista potente, e così via. ma è sempre stato così, queste cose "heavy" sono sempre state in attesa, sotto la superficie.

RICHARD: può darsi. credo sia più rock

COLIN: sicuramente si può definire più Heavy che metal. Heavy

RICHARD: vedi... questo è il problema coi chitarristi

DPRP: tu non hai niente a che fare con tutto ciò?

RICHARD: io cerco semplicemente di trovare lo spazio in mezzo e starci.il vostro ultimo lavoro, Fear Of A Blank Planet, è un concept album che ha a che fare con il degrado della gioventù nella società moderna.

STEVEN: giusto, sì. sai, mentre pensavo al mondo di oggi, questa cosa mi ha colpito dritto in faccia. è veramente deprimente, il livello di intelletto della gioventù. se guardi MTV mezz’ora ti deprimi seriamente. tutto si è ridotto al diventare famosi, è tutto edonismo. e sicuramente ciò ha a che fare col fatto che la gente comunica solo via computer, con l'IPod, con il loro cellulare o la loro play station. sono assolutamente dipendenti (come una droga) dai loro macchinari, e anch'io devo ammettere che difficilmente a vivere senza il mio portatile... poi c'è il loro stranissimo rapporto col sesso e le droghe, e il loro uso ed abuso di delle cosiddette medicine come gli "upper and downers" (medicinali che influiscono sull'umore, NdT) . Il risultato è che non capiscono più un cazzo ("they get fucked up", orig.) e sono inclini a diventare violenti. semplicemente da' un occhiata a quella sparatoria a Omaha, successa di recente, che è così comune! quel ragazzo che ha sparato a quelle persone ha detto che l'ha fatto per diventare famoso!! Capisci, ora tutto quello che importa è diventare famosi, non come o per cosa. puoi usare American Idols, Mtv o il Grande fratello, finché non è necessario svilupparsi, ma si diventa un po' più famosi ugualmente. (american Idol è un programma televisivo americano, in cui ci sono vari sfidanti che vogliono diventare il nuovo idolo musicale degli stati uniti: vi sono varie prove canore e musicali, e c'è una giuria che vota. la vincitrice più famosa al giorno d'oggi è kelly Clarkson). Tutto ciò lo trovo davvero deprimente, e sta peggiorando. Ma vedo anche gruppi di ribelli contro questi ragazzi, questi programmi, queste idee. i ragazzi giovani che vengono ai nostri show e o ai concerti dei Tool, degli Opeth, dei Mars Volta hanno già capito che c'è di più nel nostro genere di musica che nei video di MTV. ma capisci che i giovani d'oggi sono nati dell'era dei computer, ed è difficile per loro apprezzare della buona musica rock. è persino difficile per loro che ci sono più cose nella vita che nei computer!

RICHARD: negli album precedenti parlavo dei testi con steven, ed ero un po' più coinvolto. Volevo dare il mio consiglio su certe parole, e magari suggerire di usare questa frase o quest'altra. ma negli ultimi due album è stato molto difficile dare l'input ai testi, perché Steven già aveva un concept, una storia. effettivamente, steven prese l'idea per i testi di Fear... da un romanzo, "Luna Park" di "Brett Easton Ellis", e ha avuto subito una forte idea di come adattarli. E Deadwing, come certamente sai, è basato su una sceneggiatura per un film. ho letto la sceneggiatura, e non puoi cambiare i testi: non puoi decidere di far andare diversamente la storia, è nell'idea del film, capisci? è abbastanza simile a "The Lamb Lies Down", dove la band ha fatto l'album, e poi Peter Gabriel è uscito con "bene, allora, questa è la storia!"

DPRP: Su Anesthetize, la traccia più "epica", Alex Lifeson fa un assolo. perché proprio lui in particolare?

STEVEN: bhè, sono sempre stato un grande fan dei Rush, sono cresciuto con la loro musica. ho sentito che Alex è un fan dei PT, l'ho contattato e gli ho chiesto se gli andava di suonare un po' di chitarra con noi, e lui ha risposto "certamente, mi piacerebbe moltissimo". così gli ho lasciato una sezione speciale per il suo assolo su Anesthetize, ed è venuto fuori molto bene.

DPRP: E' difficile raggiungere un tale risultato, non trovi?

STEVEN: raggiungere il massimo non è mai stato il mio obiettivo. credo che la musica dei porcupine tree debba evolvere con ogni album che facciamo. dobbiamo sperimentare, e soprattutto sorprendere noi stessi con musica nuova - in effetti Anesthetize non è la mia canzone preferita dell'ultimo album, nonostante io sia molto orgoglioso di quella canzone. uso cose nuove ed esperienze nuove della mia vita per dare forma e comporre nuove canzoni.

DPRP: Anche nell'ultimo album avete avuto dei "guest musicians" che hanno composto assoli. è forse diventato uno standard, per i PT, avere un paio di questi Guest Musicians su ogni album?

RICHARD: credo non sia necessario per la band. Steven ha ricevuto delle e-mail da Adrian Belew, e ha pensato che Adrian potesse apprezzare il nostro materiale. e Mikael [Åkerfeldt] lo conosciamo non da molto. Steven probabilmente pensava che lui potesse dare un sound diverso al pezzo. credo che forse voglia sperimentare un diverso tipo di sound, o un diverso approccio a ciò che stiamo facendo, almeno parlando di assoli.

STEVEN: Mikael non è stato una testa pensante, lo conosco dai lavori degli Opeth. è un bravo chitarrista, è semplicemente strepitoso, e volevo che suonasse sul nostro disco. un altra ragione per cui ha suonato con noi è perché Gavin ha rimpiazzato Chris (Matiland, NInutileDT), e Chris era l'unica altra voce del gruppo, per cui serviva un'altra voce da affiancare alla mia per le seconde voci e le armonie. Sicuramente avevo Wes (John Wesley, NdA), che è nella band e suona con noi da anni ormai, ed è da in Absentia che canta le seconde voci. Anche Gavin ha fatto delle cose su in Absentia, ma volevo anche la voce di Mikael su Deadwing, ed è così che è nata la faccenda. abbiamo sempre lavorato molto bene insieme, perché ho lavorato a certi suoi lavori, e ho sempre saputo di voler avere lui su un mio disco, un giorno.
Adrian invece è venuto fuori un po' dal nulla, nel senso che stavamo già lavorando su Deadwing e abbiamo ricevuto una chiamata dal nostro manager, che ci ha detto che il suo manager lo aveva chiamato, per dirgli che Adrian è un nostro grande fan e che avrebbe voluto lavorare con noi. all'inizio credevo che si stesse facendo avanti come coautore o simili, quindi mi sono tirato indietro: nonostante io mi sia sentito onorato, nonostante io sia un fan di Adrian e ami tutto il suo lavoro, avevamo già iniziato a lavorare sull'album. poi ho capito che voleva solo suonare un paio di assoli. è andata semplicemente così. Credo che la cosa più bella dei guest musicians sia avvalersi della reciproca collaborazione, e spesso diventa.. sai, come avere un amico a cena e chiedergli "vuoi suonare su questo brano qui?". è sicuramente stato così per Mikael e anche per Robert. Robert Fripp ha condiviso il palco con noi nel tour americano (di Deadwing NDT), e siamo stati bene assieme, e quindi gli abbiamo chiesto di aggiungere dei Soundscapes a Way out of Here, ed ha funzionato bene. e ha anche suonato un assolo su Nil Recurring.

RICHARD: personalmente ho delle riserve sull'uso dei guest musicians. non credo sia la migliore via per produrre musica. hai una band, ognuno suona strumenti specifici, e non capisco perché ci sia bisogno di altre persone. non so. non mi piacerebbe sicuramente se ci fosse un altro tastierista sull'album.. ma neanche un batterista. posso capire se hai bisogno di incidere strumenti come un sassofono, ma non qualcosa che c'è già nel gruppo.

DPRP: bene nel caso di Deadwing c'era un altro bassista...

COLIN: [ride] bhè, steven suonava molto spesso col plettro una cosa che non ho mai fatto. suonavo a volte quelle cose con la tecnica standard, che è come ero abituato a suonare, poi ne abbiamo discusso e ho scoperto di aver torto. quindi ho cercato di imparare a suonare col plettro, per riproporre quelle canzoni in concerto, ed è stata una cosa che non avevo mai fatto prima. E' una tecnica diversa, per me è stato come tornare all'inizio, e imparare di nuovo tutto, ma è stata una cosa che sono stato contento di fare, perché adesso mi piace. all'inizio non lo volevo fare, perché non credevo fosse roba mia, ma non puoi ottenere in altri modi lo stesso sound. adesso che ho speso del tempo imparando come fare, ho capito che non puoi avere la stessa aggressività quando suoni senza plettro, e in un certo contesto la musica ha bisogno di questo, questo suono più duro, è stato qualcosa di nuovo da imparare.

DPRP: come funziona la registrazione di un album dei PT? scrivete e incidete insieme, come band?

RICHARD: quest'ultimo è stato un po' diverso. ci siamo incontrati e abbiamo scritto un po' di materiale come band, poi abbiamo portato un po' di pezzi "on the road" prima di registrarli. quindi abbiamo portato i pezzi in concerto, e la registrazione è avvenuta in tempi e luoghi diversi. ad esempio io amo andare da solo per i fatti miei in campagna, nel mio piccolo studio e fare le mie cose, così che posso tenere a distanza tutto ciò che ha a che fare con casa mia. quindi sono andato lì per una settimana o poco più e ho fatto gran parte del lavoro lì. anche Gavin ha fatto una parte del lavoro a casa, poi ha girato vari studi di registrazione.

GAVIN: In Absentia è stato registrato a New York, con la casa discografica alle spalle che voleva farci fare un grosso colpo all'inizio. a New York abbiamo speso un incredibile ammontare di denaro, e abbiamo deciso di fare il disco successivo nelle nostre case: non per problemi di budget, ma perché ci piace lavorare a casa. abbiamo tutti degli studi, a casa nostra. per me c'è molta differenza nel suono. il lavorare a casa è comodo per moltissimi motivi, soprattutto per me, perché posso rifare una traccia tutte le volte che voglio, e non ho orari o soldi che vengono gettati dalla finestra, e poi c'è veramente molta meno pressione. nel registrare In Absentia avevo circa dieci giorni per incidere la batteria, in questo costosissimo studio di New York; non mi è piaciuto questo modo di lavorare, e ho fatto gli ultimi due album a casa.

STEVEN: non l’abbiamo fatto per risparmiare, volevamo solo vedere se avrebbe funzionato anche così.

GAVIN: ed è molto più comodo sotto vari punti di vista, così.

COLIN: sì, così permette una maggiore evoluzione.

DPRP: qual è la differenza più grande tra la vecchia casa discografica e la Roadrunner?

STEVEN: gli uffici della Warner sono indipendenti l'uno con l'altro, quindi le attività promozionali erano diverse da paese a paese. per quando riguarda il rapporto con noi in particolare, ad esempio in Germania lo staff ha svolto un gran bel lavoro, mentre in Inghilterra sembrava non avessero idea di come fare il loro lavoro, inoltre dubito che apprezzassero la nostra musica. la Roadrunner è una compagnia ben più piccola, e lavora sodo per produrre le sue band, e fino a qui tutto funziona nel migliore dei modi.

DPRP: ho sentito che nel 2008 uscirà di nuovo un album live dei Porcupine Tree...

STEVEN: sì, hai sentito bene, ma probabilmente diventerà un DVD live con allegato un Cd audio.

Blackfield

DPRP: parlando dei DVD, sei soddisfatto del lancio dell'ultimo dvd dei Blackfield?

STEVEN: bhè, è un buon documento che testimonia dove la band è giunta al momento. il progetto Blackfield è ancora in stato embrionale. il suono del DVD è buono, ma la location non era granché. abbiamo ancora molto lavoro da fare, infatti coi Blackfield continuiamo a suonare in piccoli club, ovviamente, rispetto ai PT.

DPRP: puoi spiegarci un po' come è iniziata questa collaborazione unica? mi è sembrato di capire che Aviv ti avesse invitato in Israele per fare un concerto.

STEVEN: Aviv era un fan dei PT e ci ha invitato a suonare in Israele. ci siamo incontrati qualche settimana prima, a Londra, e abbiamo stabilito un ottimo rapporto già da subito: mi ha dato la base di una traccia, una traccia strumentale su cui stava lavorando e io la prendevo e ci scrivevo sopra melodie vocali e testi, e così è nata la prima canzone dei Blackfield, che è' "open Mind", la prima traccia del primo album. Nonostante poi si sia sviluppato nel tempo, quella demo iniziale fu fondamentalmente l'origine dei Blackfield. poi i Porcupine Tree sono andati a Israele per il tour, abbiamo continuato a frequentarci ed è nata una collaborazione a lungo termine.

DPRP: gli album dei blackfield sono scritti da voi due: Aviv ha scritto delle canzoni, tu hai fatto lo stesso, e poi ci sono canzoni che avete scritto insieme, a quattro mani. Tu vivi abbastanza lontano... vi mandate le tracce tramite Internet, o preferite vedervi in studio?
STEVEN: No, io sono stato un po' di tempo a Israele, e lui è venuto a Londra. a noi ci piace fare musica come si faceva tempo fa, abbiamo sempre avuto la sensazione che era meglio creare musica faccia a faccia.

DPRP: La mia canzone preferita dei Blackfield è "cloudy now": era una vecchia canzone di Aviv che tu hai riadattato per i Blackfield. il testo inglese è una traduzione letterale?
STEVEN: Quella è una canzone scritta da Aviv, e Aviv viene da Israele... ci sono due cose che devi sapere su Aviv: la prima è che viene da Israele, che è un paese che ha dei problemi, come credo tu sappia, e soprattutto problemi politici, e problemi con il riuscire a mantenere la pace. La vita ad Israele non è facile, come non lo è per molti di noi. La seconda cosa è che viene da una famiglia veramente traumatica... sai, l'infanzia, i problemi coi genitori e tutto il resto. Questa canzone riguarda lui e la sua infanzia, la sua crescita in quel paese, e come sai c'è un crescendo con un urlo quasi primordiale: "we're the fucked up Generation!" (letteralmente "Noi siamo la generazione fottuta!" NdT). ho voluto rifare la canzone soprattutto perché è di quindici anni fa, è in ebraico, l'ho rifatta in inglese perché credo che della gente possa ritrovarsi in questa canzone. noi Siamo la "fucked up generation". sai, noi siamo la prima generazione che ha avuto modo di aspettare, stare ferma, con più soldi e più tempo libero di qualsiasi generazione precedente, e cosa ne facciamo? andiamo da McDonald's, guardiamo MTV, perdiamo tempo a scaricare suonerie per i cellulari, buttiamo nel cesso il tempo su Internet ("we spend time pissing about on the Internet" Orig.). abbiamo tutto questo tempo e tutti questi soldi e non li usiamo veramente, e io sono veramente preoccupato per le nuove generazioni che sono cresciute in questo mondo. sono così superficiali nel loro approccio alla vita e alle cose più profonde della vita: predomina Hollywood, la cultura americana, prevale il cibo-spazzatura americano. sai, noi siamo veramente fottutti, e ciò è veramente universale, meritava di essere tradotto dall'ebraico, esportato da Israele e dato alla luce al mondo. Credo che questa canzone sia stata in un certo modo un’avanguardia a Fear... era un idea che mi interessava veramente.

DPRP: Ma allora, è tradotta letteralmente dall'ebraico?

STEVEN: No, sarebbe stato impossibile tradurla, se traduci un testo elimini le rime e non suona così bene. allora ho cercato di tirare fuori i sentimenti, il significato e ho scritto delle altre parole. ho cercato di entrare nei pensieri di Aviv.

DPRP:Posso dire che riguardi Israele, leggendo il testo, ma come l'hai spiegato adesso potrebbe essere usato universalmente per ogni paese.

STEVEN: Sono contento che tu l'abbia capito, perché questa era l'idea che c'era dietro.

DPRP: La vedi come una canzone politica, una presa di posizione politica?

STEVEN: Abbiamo deciso di tenere completamente fuori la politica. ma credo che sappiamo tutti che il fatto che un musicista inglese collabori con un collega israeliano sia già implicitamente politico, già il fatto che lavoriamo insieme è una presa di posizione politica. è ineluttabile. quindi abbiamo detto che in termini di musica e testi dicevamo no a nulla di remotamente politico, nulla di topico, nulla riguardo alla situazione israeliana, nulla che possa datare l'album in un certo periodo di tempo. sai, abbiamo cercato di trattare argomenti che tutti i musicisti hanno trattato: l'odio, l'amore, la solitudine, la tristezza... volevamo che l'album dei blackfield suonasse "internazionalmente"... non solo adesso ma anche nel futuro.

DPRP: La musica dei Blackfield non è lontana anni luce dalla musica dei PT. forse è un po' più ammiccante verso le radio, più commerciale.

STEVEN: Credo che se ascoltassi i pezzi di Aviv sentiresti che il rapporto è cinquanta e cinquanta. il sound è forse più simile ai PT, ma le melodie sono di Aviv. la lunghezza delle tracce ridotta a tre minuti, e la forza della melodia è tutta roba di Aviv, viene da lui. forse il sound e gli arrangiamenti sono frutto di un lavoro più specificamente mio, ma ciò che viene fuori è una somma dei due stili.

DPRP: Quindi con la musica dei PT che si è fatta più pesante, Blackfield è un progetto che usi per riutilizzare la musica commerciale?

STEVEN: Sì, vagamente, è bello avere un progetto che è più incentrato sulle chitarre acustiche, le armonie vocali, il calore delle melodie delle canzoni. i PT stanno diventando più pesanti e più complessi, credo. I Blackfield sono un modo per incanalare l'approccio "Songwriting" ("cantautorale, di scrittura di pezzi" NdT) che ho nella mia musica. è, come dici, più facilmente passabile dalle radio, più commerciale, ma non in modo da compromettere i pezzi. credo che nel passato, quando ho provato a scrivere canzoni "da radio" con melodie più commerciali, ho scritto musica banale, povera. ciò coi Blackfield non accade. come hai notato, i blackfield possono passare in radio. Credo che molta gente da tutto il mondo abbia sempre voluto poter passare in radio singoli dei PT, ma non hanno mai potuto perché i loro boss non permettevano loro di far ciò: mi capisci, non sono le classiche canzoni pop da tre minuti. e improvvisamente Steven Wilson se ne esce con questo nuovo progetto chiamato Blackfield, che ha più o meno lo stesso sound dei PT, gli stessi elementi, ma sono canzoni pop belle... e loro dicono, ad esempio "wow, adesso possiamo passarli tutte le volte che ci pare". così molta gente che ho conosciuto in molti anni e da molte città diverse possono passare in radio la mia musica... è un'esperienza diversa anche per me.
RICHARD: devo dire che ci sono aspetti della musica dei Porcupine Tree che funzionano sullo stesso livello. La nostra etichetta, la Lava, ha cercato di farlo con il nostro vecchio album. sai, cercavano una traccia come Lazarus, che avrebbe potuto riscuotere successo anche sulla radio. sai, non è molto diversa dai Coldplay, è una canzone pop adorabile. Anche Shallow ha riscosso un buon successo negli States, soprattutto negli stati del sud, perché è proprio rock, una classica canzone rock. Molto alla led zeppelin. quindi credo che anch'essa possa esser passata dalle radio. con Fear... non siamo andati per quella strada, forse perché quelle canzoni suonano meglio se sentite nel loro album, ma credo che Way out of here possa funzionare abbastanza bene come singolo.

Side Projects

DPRP: un' altro tuo progetto un po' più dolce sono i No-Man. cosa sentiremo riguardo ai No-Man nel futuro prossimo?
STEVEN: bene, sono contento che tu me lo chieda perché ci sarà anche un nuovo album dei no man nel 2008, e ho già un po' di bel materiale per quel cd.

DPRP:e forse inciderai un album sotto il tuo nome, cosa dobbiamo aspettarci?

STEVEN: bhè, vorrei che questo album fosse il più indipendente possibile, farò tutto da solo. sarà un album eclettico, con tutti i generi di musica come rock, hip hop, metal, disco, musica elettronica, cantautorale e anche delle cover (brani di altri autori, NdT). sarà un doppio album molto strano, dovrò ascoltare solo me stesso per tutto il tempo. è una cosa che voglio proprio fare adesso, in quanto questo grosso album mostrerà che sono aperto a ogni genere. perché i Porcupine Tree, i Blackfield e i No-Man fanno vedere solo una piccola parte di me, ma questo album la farà vedere tutta. quindi puoi aspettarti un album non commerciale, pieno di sorprese.

DPRP: hai recentemente incominciato a scrivere interviste per "Rolling Stone". hai anche prodotto molti album per altri artisti, e dici in generale di ascoltare moltissima musica. molti musicisti che ho intervistato nella mia carriera mi hanno detto di non essere per nulla interessati alla scena musicale, quindi ciò che fai sembra strano, inusuale. la musica altrui influenza il tuo modo di scrivere musica? Come?

STEVEN: è un po' un errore di valutazione pensare che i musicisti siano influenzati solo dalla musica altrui. credo che sia molto difficile analizzare quali sono effettivamente le tue influenze, dopo 20 anni di composizione musicale. il mio stile è frutto della musica che ascoltavo da adolescente, che era molto rock progressivo. adesso non ascolto più prog rock, o non così frequentemente come un tempo. non lo faccio da molto tempo, e nessuno degli altri ragazzi della band apprezza molto il progressive, ma siamo conosciuti come una prog rock band, il che è piuttosto bizzarro, ma ad ogni modo posso capirne perché ma quell'influenza è giunta da quando ero un ragazzo, e adesso molta musica che ascolto non mi influenza più di tanto, forse influenza più altri miei progetti come i Bass Communion o ciò che voglio fare con il mio album solista. adesso non ascolto musica che influenzi i PT. anzi, ad esser onesti, gli altri ragazzi della band hanno molta più influenza sul sound rispetto alla musica che ascolto. come ad esempio quando è entrato Gavin, evento che ha condizionato molto la direzione del gruppo.

GAVIN: io ascolto molto jazz, sono cresciuto ascoltando jazz. ciò che dice Steven mi sembra giusto, ciò che ti influenza di più è la musica che ascoltavi da ragazzo. non puoi mai eliminare quella parte di te. adesso ascolto molto hardcore jazz, che non c'entra assolutamente niente con la musica che suono... oramai sono un batterista Death Metal [ride]

DPRP: Steven, sentendo tutto ciò posso solo concludere che sei un vero stacanovista, vero ("workaholic" Orig.)?

STEVEN: Sì, forse lo sono, ma credo che fare musica sia un privilegio. se non faccio niente di musicale in due giorni divento pazzo!

Crazy Little Thing Called Prog

DPRP: Certe voci di corridoio dicevano che odiate le interviste, ma stiamo parlando da un po' di tempo e posso solo dedurne siano solo delle chiacchiere...

STEVEN: Chi l'ha detto? E' assolutamente FALSO, adoro le interviste, potrei parlare con te per ore. Sono interessato in particolare alla storia della musica, e mi diverto ad analizzare musica e parlarne con molte persone, qualsiasi tipo di musica.

DPRP: Anche il prog? Nel passato ti infuriavi quando la gente ti etichettava come Prog rock...

STEVEN: [alza un po' la voce] NON mi arrabbiavo, ma ... quello che succedeva era... io... [si calma] sì, ok, odio essere etichettato nella cosiddetta branca "neo Prog". non mi piace avere a che fare con quelle altre band. per fortuna non accade più così spesso adesso, ma pochi anni fa era molto comune. per me il prog è... posso capire che la gente ci etichetti così, ma ho provato - soprattutto durante le interviste - a far in modo che i giornalisti stessero alla larga dal progressive rock, perché per me i PT sono più grandi di quello e basta, credo che il fine ultimo di ogni band sia creare il proprio sound. tu dovresti crearti il tuo genere. Quindi la cosa che mi fa davvero arrabbiare è sentirci chiamati "i nuovi Pink Floyd", o cose del genere. per me questo è un insulto perché significhi che vivi all'ombra di un'altra band. Io non volevo essere il nuovo nessuno, volevo che fossimo e restassimo i vecchi Porcupine Tree, o al massimo i nuovi Porcupine Tree. quindi questa cosa mi fa proprio incazzare ("pisses me off", Orig.). E' un modo brutto e pigro di fare il giornalismo, che riduce una band a una lista di altre band... come un "questo, questo e quest'altro"... hai in mente?

DPRP: Bhè, noi lo facciamo perché dobbiamo trovare un riferimento ad altre band per descrivere il sound.

STEVEN: lo so, e so che per voi è difficile. come fai a descrivere la musica? anch'io scrivo recensioni [per l'edizione messicana di Rolling Stones, NdA] e so quanto sia difficile. è come l'architettura, puoi difficilmente parlare di entrambe le cose. effettivamente è ridicolo già all'inizio scrivere riguardo alla musica e descriverla, proprio questa che dovrebbe essere indescrivibile. credo che la vera musica sia indescrivibile, non puoi descrivere quella certa esperienza. ed è per questo che mi tengo lontano dal fermarmi in un genere, o dall'essere definito semplicemente prog rock. è pigro, questo modo di fare. ovviamente la band è qualcosa di molto più grande. la band può spaziare da parti Death metal alla musica ambient, alle melodie pop, al progressive rock.

DPRP: Ma in realtà proprio ciò che stai dicendo è il progressive rock: unire vari stili in un unica miscela.

STEVEN: hai assolutamente ragione, ma per molte persone Prog rock significa la musica creata trent'anni fa, e che si è cristallizzata lì. e hai ragione a definirci progressive rock "genuino". ci sono ancora in commercio molti gruppi progressive, come i Mars Volta, i Sigur Ros, gli Opeth, i Porcupine Tree, i Radiohead, i Tool... sono tutti un progressive rock genuino. ma per molte persone il progressive è un genere di musica che si faceva trent'anni fa. e quello è il problema e molto spesso la gente ha una chiara idea di cosa vuol dire per loro il prog, e spesso non è la definizione giusta..

RICHARD: Steven ha cercato di dissociarsi dall'etichetta prog rock. siamo tutti d'accordo nell'affermare che ciò che facciamo non sia retrospettivo: guardiamo avanti, cerchiamo nuovi modi di fare musica. usiamo la tecnologia più moderna. guardiamo avanti, cerchiamo di essere un gruppo sperimentale. all'altra parte il nostro background è circa l'idea del prog rock anni 70, che a quei tempi era un genere sperimentale, "nuovo"

Suonare Live

DPRP: Il concerto all'Heineken Music Hall è stato fantastico, uno tra i migliori che io abbia mai visto. come vi sentite a riguardo?

STEVEN: Mi sono davvero divertito durante lo show, è stato molto bello. il pubblico era fantastico, in realtà non ci aspettavamo così tante persone, adoriamo la Danimarca...

DPRP: Avete cambiato la scaletta rispetto agli scorsi concerti?

STEVEN: Sì, un po', tra l’altro, è bello fare "The Sky Moves Sideways"


DPRP: Per gli ultimi cinque anni circa avete proiettato dietro di voi immagini sempre più crude, più inquietanti, durante i vostri show.

RICHARD: Sono fatte da un tizio che si chiama Lasse Hoile, e lui è effettivamente un personaggio oscuro e inquietante.. [ride] no, in realtà è un buon ragazzo, ma ha una mente un po' distorta. all'inizio ha mandato delle immagini a Steven, e noi a quel tempo eravamo in costante ricerca di immagini da usare come cover dei nostri album... ha mandato quelle immagini a Steven e ci siamo subito accorti che stavano molto bene con la nostra musica. Erano immagini che c'entravano coi testi e le musiche e che ci stavano bene. è come quel tizio dei Pink Floyd...

COLIN: Storm Thorgerson

RICHARD: sì, lui è il nostro Storm Thorgerson . Le sue immagini sono perfette con la musica.

COLIN: Lui è questo grosso ragazzo scandinavo, lo chiamiamo "lo yeti". lui è sulla copertina di In Absentia... hai in mente quella faccia blu senz'occhi... in realtà è lui. immagina quanto faccia paura.

RICHARD: Sì, è proprio così nella vita reale, non c'è stato bisogno di ritoccare le foto... [ride]

STEVEN: Lasse è diventato necessario per tutto ciò che riguarda Artwork, le proiezioni e i filmati. Comprende davvero cosa significa la nostra musica, e lavoriamo splendidamente insieme.

DPRP: Avete suonato all'Heineken Music Hall, nel 2002, suonando coi Marillion. da quel momento le vostre vendite sono aumentate, siete diventati più famosi. potete immaginarvi a suonare come supporto a grandi band che sono molto popolari in questi giorni, per aumentare il vostro pubblico?

RICHARD: Non so, può darsi. ho visto varie cose in televisione, e sembrano amatoriali o fatte male. sembra che la gente si sia dimenticata come fare i dischi. poi ho visto i Muse a Glastonbury, e quei ragazzi hanno talento, fanno ottima musica. vorrei tanto aprire i loro show, sarebbe perfetto per i PT, anche se non credo che accadrebbe mai perché non so quanto sarebbe possibile per noi. Ma sotto l'aspetto musicale sarebbe bello. e penso siano sotto la nostra stessa agenzia. credo mi piacerebbe suonare coi muse, coi tool, con quella gente lì. Quando vedi i loro show, hanno lo stesso nostro modo di fare gli show. abbiamo poca produzione, ma per questo tipo di band non è poi così piccola. e quel genere di band è dove ci stiamo dirigendo adesso. nel futuro mi vedrei a supportare i Muse, i Tool, o qualcosa di simile.

DPRP: Perché suonate sempre Trains alla fine dei concerti? non è la mia canzone preferita dei Porcupine Tree...

STEVEN: Neanche la mia, ma la gente impazzisce se non la facciamo. ci chiedono sempre Trains. è una canzone molto famosa, forse la nostra più conosciuta. non chiedermi perché, e non è neanche la mia preferita. l'abbiamo estromessa per un po' dalle nostre scalette ma i fan la chiedevano... Trains è diventata un classico tra le canzoni dei PT, in questi anni.

Testi

DPRP: A parte trains, ci sono sempre molti riferimenti ai treni nelle tue canzoni, e se non è nei testi c'è nei suoni di sottofondo. perchè?
STEVEN: quando ero un bambino vivevo molto vicino a una stazione dei treni, ed è divertente pensare a come certe cose che quando sei un bambino reputi insignificanti poi quando cresci ti tormentino per tutta la vita. no, forse non ti tormentano, ma creano una certa reazione, una certa emozione in te, che è una cosa molto strana. quando ero giovane mi sdraiavo a letto e cercavo di dormire e sentivo questo sibilo dei treni che arrivavano alla stazione e si fermavano. a quel tempo era come una colonna sonora al mio sonno. non pensavo a niente a quel tempo, ma adesso quando sento un treno che si ferma si scatena in me un'incredibile sere di emozioni, sentimenti, ricordi. è in un certo modo una chiave per accedere a un passato più innocente, una chiave per la mia infanzia. quindi i treni ricorrono spesso nei miei testi.

DPRP: Un altro tema ricorrente è la religione, o meglio come la gente abusi della religione per un proprio guadagno personale, come in even less o halo
STEVEN: bhè, Halo è su Deadwing, e come sai Deadwing è basato su una sceneggiatura che ho scritto. C’è anche un aspetto religioso, nel soggetto, un culto. Ma la canzone “halo” prende ciò come un punto di partenza e si sviluppa in un’altra idea. Riguarda i nuovi catecumeni (born-again Christianity, orig.), tutte le nuove religioni, il credere di essere giusti e retti…

DPRP: A proposito di Deadwing, quando è uscito l’album hai affermato che ci sarebbe stato anche un film omonimo. A che punto sei col lavoro per la pellicola?
STEVEN: bhè, certamente le sceneggiature sono pronte, le ho scritte con un mio amico, Mike Bennion, che è un regista ma che non ha mai fatto un lungometraggio fino a oggi, quindi l’idea era di scrivere qualcosa che sarebbe diventato un lungometraggio. Ma è stato molto difficile per noi trovare i fondi, perché per i produttori siamo completamente sconosciuti e perché il film sarebbe assolutamente poco commerciale. Ha un finale molto oscuro, è inquietante per tutta la durata del film, ci sono scene molto lunghe, spesso surreali. Ma entrambi volevamo fare qualcosa… io mi sono sempre occupato delle musiche, che è qualcosa di non compromettente. Abbiamo bisogno almeno di un milione di dollari, forse non sembra moltissimo, ma è difficile trovarli per un film oscuro e non commerciale, come dovrebbe essere il film di Deadwing.

DPRP: Quindi, prima hai affermato che Anesthetize non è tra e tue canzoni preferite dei PT, e neanche trains. Allora qual è la tua preferita?

STEVEN: Le canzoni dei PT che preferisco sono quelle che i fans non considerano come le migliori, le loro favorite. Ho un gusto diverso dal loro, [ride]. Dall’ultimo disco la mia preferita forse è Sleep Together, ma un’altra canzone che mi piace molto è Stop Swimming, perché mi emoziona, la trovo bellissima. Ma Anesthetize è nella mia top 10, quindi…

DPRP: In un concerto [“warszawa”, NdT] hai definito “stop swimming” la canzone più deprimente dei PT. Perché scrivi così spesso musica deprimente?STEVEN: [sembra sorpreso] è deprimente?
bhè, mmmhh...
STEVEN: le trovi deprimenti?
DPRP: No, bhè, le trovo bellissime, le adoro, ma....
STEVEN: perchè lo pensi? Io non le trovo deprimenti…
DPRP: Bhè, forse è la parola sbagliata.. allora le definirei scure, tristi, malinconiche...
STEVEN: sì, malinconiche… uhm, già, perchè scrivo canzoni malinconiche… [ci pensa su]… bhè, perchè… hm… non credo abbia senso comporre canzoni che… hm… come faccio a dirlo bene?...

DPRP: Passiamo alla domanda successiva?
STEVEN: no no, è una domanda giusta, una domanda interessante che merita una buona risposta. Bhè, è una domanda che mi fa confrontare con me stesso, perché va a parare su che tipo di persona sono, come decido di esprimere le mie emozioni e i miei sentimenti. Penso di aver sempre cercato di…
Bhè, in primo luogo credo che la musica che mi è sempre piaciuta sia stata quella più scura, più triste e più malinconica. Non mi sembra che la musica felice abbia molto da spartire con la mia vita. Sai il mondo è come se… gli uomini passano la maggior parte del proprio tempo in uno stato d’animo a metà tra la tristezza e la felicità, semplicemente esistendo. Ma abbiamo momenti di incredibile energia, che possono essere momenti di incredibile tristezza o momenti di incredibile gioia. Ma non accadono molto spesso, se prendi in considerazione un anno il tempo che passi in questi trip emozionali – positivi o negativi – è molto poco. Per la maggior parte del tuo tempo vai a lavoro, vai al pub, mangi la tua cena, guardi la TV… non hai nessun cambiamento di emozioni. E queste “botte” di emozioni capitano molto di rado, positivamente o negativamente… sai, quando sei felice… quando sono felice non mi sento ispirato a scrivere canzoni. Ma quando sono triste ho bisogno di un po’ di pausa, di relazionarmi con ciò che sento. È come un esorcismo, una catarsi di emozioni, pensieri, emozioni, negatività. E la cosa interessante è che credo che se tu sei un songwriter e scrivi canzoni tristi o malinconiche… c’è una certa ironia della sorte, che fa in modo che le persone che ti ascoltano si sentano meglio. E credo che la ragione per cui stanno meglio sia che tu li fai sentire meno soli, perché si sentono come te, capisci?
Quindi credo che, ironicamente, le canzoni tristi facciano stare meglio le persone. E, al contrario, la musica molto felice ti può deprimere se non sei nel giusto stato d’animo per ascoltarla ed apprezzarla. Quindi mi sono sempre accorto che crescendo, mi sono interessato di più a musica con tinte più scure, più malinconica, che mi faceva stare meglio, mi faceva sentire che non ero l’unico a provare tali emozioni. E credo che ciò sia giunto fino al mio lavoro, per cui mi sento ispirato a scrivere musica solo quando sento qualcosa di negativo che ho bisogno di esprimere, di esorcizzare fuori da me.
Ci sono molte persone che mi dicono che trovano le mie canzoni belle, mi dicono che fanno star loro meglio, e che possono trovare in quei brani una certa connessione con loro stessi. E che le fanno sentire meno sole, o simili.
è una cosa strana, come ciò funzioni. Se pensi a tutte le canzoni che sono diventate un classico, la maggior parte di queste sono ballads, hai in mente? Musica che dura. Ci sono molte ballads, molte canzoni tristi, e credo che sia così perché molto spesso la gente può ritrovarsi di più in tali canzoni.

Alla fine, il successo.

DPRP: I Porcupine Tree sono sulla scena dal 1989. hai raggiunto i traguardi che ti eri prefisso, con questa band?
STEVEN: bhè, artisticamente parlando gli ultimi 3 o 4 album sono stato molto belli, soprattutto Fear, che è il mio preferito fino ad ora. Ma non sono ancora soddisfatto, ci sono ancora molte persone che non hanno mai sentito parlare dei PT, e che perciò non possono farsi un’idea sulla nostra musica, se a loro piace o meno.
Prendi ad esempio un gruppo come i Radiohead, quasi tutti hanno un opinione su quella band, e tutti sanno se a loro piace o meno la loro musica. E vorrei che fosse più o meno così anche per i PT. Continuo a incontrare persone che non ci conoscono, e vorrei che tutti si facessero un’opinione sulla nostra musica, quindi abbiamo ancora molto lavoro da fare. Questa è davvero una mia ambizione, quella di farmi conoscere da un pubblico più grande. In quasi 20 anni non abbiamo mai cambiato la nostra musica, perché facciamo ciò che vogliamo: sperimentiamo e siamo molto poco indulgenti con noi stessi. Anzi, anch’io spesso snobbo la mia musica.
COLIN: è molto interessante. Conosco Steven da moltissimo tempo, prima dell’inizio della band (1989, NdT). Il mio primo coinvolgimento è stato quando Steven mi ha detto “ho fatto questo disco”, il primo dei PT anche se non credo che il progetto si chiamasse già "Porcupine Tree". Lui mi diede una copia e mi disse “mi hanno dato la possibilità di fare dei concerti, vuoi unirti a me?”. E quella musica mi è parsa interessante e strana, e ho detto “ok, lo farò” e non credevo che diventasse il mio vero lavoro. Credevo fosse un lavoro da un paio di settimane, essere trasmessi da un paio di radio, fare un paio di concerti in Inghilterra, una cosa così. Non mi sarei aspettato che dopo vent’anni sarei stato ancora nella band. Non ci avevo mai pensato.
E anche negli anni successivi… solo dopo Signify (quarto album della band, del 1996, NdT) ho pensato di avere un futuro lì. Trovavo la musica totalizzante… soprattutto quelle parti psichedeliche … e certamente non credevamo che saremmo finiti sotto una major.
Ma questo insegna che nessuno sa realmente, che nessuno può dire cosa piaccia o meno alla gente. La gente vuole vedere delle band che fanno musica diversa. E fondamentalmente siamo andati avanti perché volevamo fare quello, volevamo essere nuovi e freschi ogni album.
RICHARD: lo sapevo, io credevo che sarebbe andata così. Sapevo da subito che Steven era un songwriter talentuoso, anche se a quei tempi era interessato a uno space-rock più psichedelico. Sapevo anche che aveva dei piani come songwriter, che era molto ambizioso e che la sua musica è diversa dalla musica che ascolti tutti i giorni. E quell’entusiasmo è continuato. Sapevo che qualcosa stava per succedere, ma per molto tempo c’era o una etichetta discografica, o il managment, o come le cose stavano andando, che rallentava sempre un po’ tutto. E, visto che io avevo già sperimentato queste cose (coi Japan, NdT) sapevo che non avevamo il giusto set up, sapevo che non avevamo intorno le persone giuste, e che le persone che lavoravano per noi non erano quelle giuste. Quindi per certi versi è stato frustrante, e credo di essere sempre stato quello che si lamenta di questo o di quello, che forse è noioso e fastidioso per il gruppo, ma è così che si migliora. Certamente c’erano persone all’epoca che mi chiedevano “perché suoni con questa band?” visto che suonavamo nei pub con venti o trenta persone come pubblico.
mi sono accorto dell fatto che adesso questo progetto è diventato molto più grande di ciò che le persone che mi facevano tali domande pensavano che potesse diventare. Sai, ho una precisione del 100%, vedi? Sono entrato a far parte di due band dal nulla, ed entrambe ce l’hanno fatta in qualche modo. Credo che ogni band passi da quella fase per cui suona davanti a trenta persone. Ma effettivamente abbiamo avuto un successo abbastanza veloce in Italia (esulto, NdT), dove abbiamo fatto due concerti grandi, e questo fatto ci ha spinto a continuare, perché è difficile passare da quella fase in cui ai tuoi concerti c’è solamente una manciata di persone. Ma comunque, anche non considerando la musica di oggi, e ciò che succede o meno, i Porcupine Tree sono cresciuti sempre di più, ogni volta abbiamo guadagnato nuovi fans, e l’anno scorso o gli ultimi due – da quando è uscito Deadwing - sono stati un grande passo avanti. Guarda il nostro pubblico, c’è molta gente più giovane, c’è molta differenza d’età. E adesso ovunque andiamo in tour, i nostri concerti sono sempre sold out.
STEVEN: la prima volta che siamo venuti in Olanda è stato quattordici anni fa, e c’erano quaranta persone. Un paio d’anni dopo siamo tornati, e ce n’erano duecento. Ancora un paio d’anni dopo abbiamo fatto una tappa lì, e ce n’erano cinquecento, e adesso ce ne sono tremila. È stata una bella evoluzione, ma è stata anche molto graduale. Non è stata una cosa improvvisa, ma abbiamo continuato a fare dischi di qualità e a fare concerti, e tutto è cresciuto in maniera molto organica e graduale. Ma lavoriamo meglio in un posto spazioso e con molta gente. Durante lo show ad Amsterdam potevi vedere e sentire che i Porcupine Tree sono una band da arena, abbiamo un suono abbastanza epico, le luci proiettate nei nostri concerti sono bellissime, e i video sono sicuramente interessanti.


Intervista in inglese da DPRP         

Translate by Sentimental at Forum

Graphic elements are from CSS Zen Garden theme by Pierre Antoine Viallon (Creative Commons license), Lasse Hoile and Porcupine Tree.